
Vediamo:
Non sempre ho qualcosa da dire

Certe risposte hanno ancora il potere di lasciarmi basito. 
I peggiori non sono gli stronzi, i bastardi, i cattivi, gli antipatici o gli egoisti.
Quelli che sono sempre così fanno schifo, ma hanno una loro coerenza di fondo.
I peggiori sono i deboli con i forti che, appena incontrano qualcuno più debole di loro, infieriscono, sfogando sul malcapitato le proprie frustrazioni. Ne parlavo a cena con amici, e tutti concordiamo.
Di questi personaggi spregevoli ne conosco un paio. Sono identici, in tutto e per tutto.
Insicuri persino nell'aspetto, nel modo di porsi, nei tic, nella gestualità. Sempre pronti a sopraffare la timidezza e la buonafede altrui.
Gente serva dentro, salvo trasformarsi in carnefice di chi gli capita a tiro e che, per motivi vari, non ha modo, oppure voglia, di contrastarli.
Gente che quando incontra non dico un duro, ma semplicemente una persona in grado di farsi rispettare, scompare, scivolando via come melma, nella propria inconsistenza totale.
Vivono nell'ombra di chi servono e sopravvivono grazie al timore di quelli che schiacciano e all'indifferenza di chi li tollera. Ed é soprattutto grazie a questi ultimi, quelli che si girano sempre dall'altra parte, che si mantengono a galla.
L'impressione é che cadano sempre in piedi.
Ma é solo un'impressione.





So che non dovrei, ma ogni volta resto stupito dalla stupidità che assume l'uomo in quella particolare fase della sua vita denominata “campagna elettorale”.
L'ultima genialata targata “Calderoli-Berlusconi” è la crociata contro la cosiddetta “società multietnica”.
“Non vogliamo un Paese multietnico”, ha tuonato il Presidente del Consiglio l'altro giorno nell'ovvio tentativo di recuperare qualche voticino che, altrimenti, sarebbe finito dritto dritto alla Lega nella prossima tornata elettorale.
E, tanto per cambiare, i sondaggi gli stanno già dando ragione.
Qualcuno, però, spieghi a chi si è commosso per la originalissima presa di posizione del premier che, come ha fatto notare qualcuno, l'Italia è già un Paese multienico e lo sarà sempre di più.
La cosa, e chi scrive, sia ben chiaro, non è per l'accesso indiscriminato e incontrollato di stranieri nel nostro Paese, non dispiace, né spaventa. I guai legati alla politica migratoria nel mondo non si risolvono però con un semplice, quanto, inconsistente “no alla multietnicità”. Tutto qui.
É esattamente come dire che l'Italia non vuole essere un Paese colpito dalla tosse o dal mal di testa.
Puoi farlo, ma non serve nulla.
E a chi sta già pensando: “Ecco, il solito buonista di sinistra a cui manderemo il conto non appena il primo straniero compirà un crimine”, rispondo con un paio di cognomi.
Dire “Obama” è fin troppo facile. Allora aggiungo “Sarkozy”, giusto per pescare di qua e di là.
Entrambi i capi di Stato sono immigrati o figli di immigrati. Entrambi guidano governi multietnici.
Ma, si sa, l'America liberale, democratica e coraggiosa viene presa ad esempio soltanto in ciò che fa più comodo. Che poi, alla fine, tanto comodo non è. Mai.

Non dovrei guardare i siti dei giornali di prima mattina. Almeno non verrei a conoscenza così presto di notizie così drammatiche.
Oggi, poi, è un disastro.
Dal Corriere.it apprendo nell'ordine che: c'è una 18enne che usa rivolgersi al premier chiamandolo “papi”. Pare anche che con lui canti canzoncine napoletane. Aaaarrrrgggggg...
Sasha Grey ha dichiarato di voler lasciare il mondo del porno. Doppio aaarrrrrrgggg...
Ferdi e Francesca, che di cognome fanno entrambi “Del Grande Fratello”, hanno sfidato le leggi della consanguineità e hanno fatto l'amore. É tutto vero, certificato da Alfonso Signorini.
Dopo tre simile botte, la mia giornata sarà inevitabilmente in salita.
Maledetto Internet.
Lo ripeto, sarò anche tardoadolescenziale, ma questa è emozione allo stato puro.

A me il film "The Wrestler" è piaciuto molto.
Mickey Rourke mi ha emozionato e commosso.
Il motivo è semplice e tardoadolescenziale: mi sono lasciato convincere, volentieri, del fatto che il personaggio del film in realtà fosse lo stesso Rourke.
Una convinzione che mi ha permesso non di vedere un film, ma una storia vera.
Ma vera davvero, scusate il gioco di parole.
Che poi non sia così, non mi importa un gran che.
Credo che sia più importante ciò che immaginiamo delle cose piuttosto di ciò che sono realmente.
Del resto, se ci pensiamo bene, viviamo più la proiezione di ciò che ci circonda, della stessa realtà.
Grazie a dio.
Per questo la "Sweet child o'mine" (versione live del '93) che il mio stereo sta pompando a tutto volume in questo momento è incredibilmente più bella.
Saluti.

E' trascorso oltre un mese dal mio ultimo post. Ragionavo sulla crisi economica e vorrei restare sul tema.
Dicevo, il 14 febbraio scorso, che la crisi non mi faceva paura. Che, comunque fosse andata, al limite si sarebbe trattato di "ricominciare", di "reinventarsi", di "ripartire". Lo dicevo in buona fede, con convinzione, sulla scia di un sostanziale ottimismo che mi era rimasto appiccicato da un incontro con Paolo De Santis, imprenditore comasco e presidente della Camera di Commercio.
Un mese dopo, la percezione della crisi è rapidamente mutata. Sia in me, sia intorno a me.
Un mese fa non avevo un amico, un conoscente stretto, un parente che fossero toccati dalla crisi. Nessuno di loro rischiava il posto o parlava di Cassa integrazione.
Oggi non è più così. Senza contare le persone che iniziano ad essere in Cassa integrazione, vi racconto un fatto: il mio amico di infanzia, uno che ha sempre lavorato tanto e bene, da fine mese probabilmente resterà a casa. Non in Cassa, a casa. Chiuso, fine del cinema, stop. Un paio di anni fa, proprio in virtù delle sue capacità, era stato messo a fare l'amministratore delegato della nuova ditta che la casa madre in cui ha sempre lavorato aveva deciso di aprire. In due anni il fatturato è aumentato sensibilmente, il prodotto era buono e l'azienda prometteva soddisfazioni crescenti.
Il 31 marzo, probabilmente, quell'azienda non ci sarà più.
Il mio amico ha due figli. Ha appena cambiato casa e ha un mutuo impegnativo da onorare. Il suo stipendio, del resto, glielo consentiva agevolmente.
Toccherà reinventarsi anche a lui, si dirà. Ok, ma dove? Lui, la specializzazione l'ha fatta sul campo. Un settore relativamente di nicchia, tra l'altro. In quello è un mostro, ma non è un tuttologo. Che farà? Dove potrà reinventarsi, visto che la crisi è globale e la sua azienda chiude per quello, non per mali suoi?
Ecco che la crisi è diventata qualcosa di palpabile anche per me. Ha cambiato colore e assunto una forma inquietante.
La parola d'ordine, però, è niente pessimismo. E, sinceramente, ancora non riesco ad essere pessimista. Mica potrà fermarsi tutto? Mica scomparirà il guadagno dalla faccia della terra? Si tornerà indietro di una decina d'anni, dicono i vari guru. Benissimo, anche 15 se volete. Sottoscrivo.
Avevo 23 anni allora, non avevo strade spianate davanti a me e molta incertezza. Più di ora, direi. Eppure, qualcosa ho sempre combinato, grazie, soprattutto, all'aiuto degli altri. Oggi è giunto il momento, probabilmente, che sia io ad aiutare chi mi sta vicino e a restituire qualcosa.
E anche questa prospettiva mi dà ottimismo.


Premessa: di economia conosco un fico secco.
Dunque, sto facendo una gran fatica a comprendere le dinamiche di questa crisi mondiale.
L'idea rudimentale che mi sono fatto è un po' questa: nel mondo negli ultimi anni c'è stata una sovrapproduzione di beni. Beni che sono stati comprati per la maggior parte da una enorme quota di popolazione dal reddito medio e da una di popolazione dal reddito alto. In piccola parte anche da gente con reddito basso, che però non ha esitato a indebitarsi.
Lo scoppio della bolla finanziaria in America ha, in pratica, tolto, all'improvviso in propellente di questi consumi, partendo dall'alto e, a cascata, verso il basso.
I consumi si sono arrestati sia tra chi in Borsa ha perso milioni, sia tra chi si è visto l'azienda passare in Cassa integrazione o, peggio, chiudere.
In questi mesi è iniziata una sorta di selezione naturale in cui solo le aziende più solide dal punto di vista produttivo (non finanziario) resteranno in vita.
Spietato, ma, in fondo, giusto. La mano invisibile, in questi casi, diventa una falce invisibile.
La domanda, però, è questa.
Se tutti i governi, nessuno escluso, aiutano le loro imprese, non si rischia di ritrovare le aziende a un livello di salute migliore, ma, ancora, artificialmente ottenuto?
Gli aiuti sono a tempo determinato per definizione. Quando i soldi finiranno, non ci sarà un'altra implosione?
Ora, qualsiasi persona che ha due nozioni in più di me di economia potrà darmi dell'ignorante e spiegarmi.
Attendo fiducioso la mia umiliazione.
Grazie

Davvero le parole non hanno più un senso. E lo dice uno che con le parole ci lavora.
Apprendo dai siti che in Guinea, dopo le dimissioni (per morte) del capo dello Stato, il dittatore Lusana Contè, è stata sospesa la Costituzione, sono state bloccate le attività politiche e sindacali, è stato sciolto il governo.
In sostanza, è in atto un colpo di Stato.
La gente è "invitata" a restarsene in casa, girano soldati per le strade e queste belle cose qui che fanno tanto Natale.
Il potere da qualche ora è in mano a una giunta eversiva.
Come l'hanno chiamato 'sto organismo di golpisti? "Consiglio consultivo".
Consultivo?
Tipo che una passa e può chiedere un consiglio a lorsignori?
O si intende che uno passa e, se gli viene in mente qualcosa di carino, può dare un consiglio ai militari?
Bah.
Consiglio consultivo.
Per capire l'importanza di certi eventi basta dare un'occhiata alle biografie di chi vi partecipa.
Nel convegno organizzato dal Coordinamento comasco per la pace sul tema "Liberté, fraternitè, legalità: non c'è pace senza diritto", sfilano persone che hanno un solo messaggio da portare: il loro esempio di vita.
E' gente, per capirci, che ha dato, e dà, la vita per uno scopo: la legalità.
E' un concetto un po' desueto, è vero. Passato di moda. Essere semplicemente persone oneste oggi equivale ad essere dei fessi. Velleitari. Persino un po' sciocchi. Spero di restare sciocco e fuori moda a vita.
Diffido per natura da certe manifestazioni che, spesso, alla fine, si esauriscono nel loro colore, perché non riescono a penetrare nel tessuto sociale che gli sta intorno.
Sì, ma è colpa del tessuto sociale, dirà qualcuno, mica delle manifestazioni multicolor. E' vero soltanto in parte, perché di seminare in un campo fertile son buoni tutti. E' dove la terra è arida che si vede il contadino esperto.
In questo caso, il convegno di scena anche oggi e domani all'ex cinema Gloria di Como semina in una sorta di deserto.
Ma il seme è buono. Basta vedere chi c'è per capirlo.
C'è gente che tutti i giorni rischia di non vedere tramontare il sole a causa di ciò in cui crede. Non è una frase romantica questa. Nessun effetto speciale, è la verità.
Quanto basta per portare rispetto, senza se e senza ma, come direbbe qualcuno.
E per dare un sostegno a gente che viene a mostrarci qualcosa che, probabilmente, non conosciamo.