sabato 27 giugno 2009

LA CONSUETUDINE AL BENE


Ieri sera ero ad ascoltare un vescovo e un filosofo che si confrontavano etica e legalità.
Sembrava parlassero di Marte.
Gli spunti sono stati parecchi. Tra i concetti più complessi, per i miei mezzi forse anche troppo, due affermazioni mi hanno colpito più di altre. 
La prima è arrivata dal filosofo: "La solitudine porta all'idiozia. Perché non c'è etica senza condivisione (il vescovo la chiamava fratellanza).
Il secondo spunto l'ha dato il vescovo: "L'etica non può essere un moto. Piuttosto, deve consolidarsi nella consuetudine al bene".
Ricette semplici, in fondo.
Eppure, mi chiedevo rientrando dallo straordinario appuntamento, in quanti di noi esiste una consuetudine al bene e non l'esatto contrario?
Conclusione: sarò moralista, ma sono un po' stufo di questo diffuso contrario.  
 

mercoledì 27 maggio 2009

REINTEGRATO


Enrico Mentana è stato reintegrato dal giudice del lavoro di Roma nel suo posto di conduttore di Matrix, in Mediaset. Era stato licenziato, secondo il giudice in maniera illegittima, per aver criticato la sua azienda (Mediaset) quando questa, al posto di uno speciale sulla morte di Eluana Englaro, scelse di mandare in onda il previsto "Grande Fratello".
Non vedo l'ora di leggere le motivazioni del reintegro. 

venerdì 22 maggio 2009

BASTA POCO


Il Comune de l'Aquila ha trovato la soluzione per i suoi terremotati: "Chi può, si edifichi un ricovero". 
Che tradotto significa: "Fatevi su una baracca e andateci".
Una domanda: ma, allora, non potevano dirlo prima?  

martedì 19 maggio 2009

LA CRISI NON MI SPAVENTA, MA.../3


Questa crisi ci ha già insegnato una cosa. A volte il mondo si mette a girare alla rovescia. Chi era davanti si trova dietro e viceversa.
Bisogna soltanto avere la forza e la pazienza di aspettare che si rimettano a posto le cose.
Perché le cose, prima o poi, tornano a posto.

lunedì 11 maggio 2009

I MULTIETNICI


So che non dovrei, ma ogni volta resto stupito dalla stupidità che assume l'uomo in quella particolare fase della sua vita denominata “campagna elettorale”.

L'ultima genialata targata “Calderoli-Berlusconi” è la crociata contro la cosiddetta “società multietnica”. 

Non vogliamo un Paese multietnico”, ha tuonato il Presidente del Consiglio l'altro giorno nell'ovvio tentativo di recuperare qualche voticino che, altrimenti, sarebbe finito dritto dritto alla Lega nella prossima tornata elettorale. 

E, tanto per cambiare, i sondaggi gli stanno già dando ragione. 

Qualcuno, però, spieghi a chi si è commosso per la originalissima presa di posizione del premier che, come ha fatto notare qualcuno, l'Italia è già un Paese multienico e lo sarà sempre di più. 

La cosa, e chi scrive, sia ben chiaro, non è per l'accesso indiscriminato e incontrollato di stranieri nel nostro Paese, non dispiace, né spaventa. I guai legati alla politica migratoria nel mondo non si risolvono però con un semplice, quanto, inconsistente “no alla multietnicità”. Tutto qui.

É esattamente come dire che l'Italia non vuole essere un Paese colpito dalla tosse o dal mal di testa.

Puoi farlo, ma non serve  nulla.

E a chi sta già pensando: “Ecco, il solito buonista di sinistra a cui manderemo il conto non appena il primo straniero compirà un crimine”, rispondo con un paio di cognomi.

Dire “Obama” è fin troppo facile. Allora aggiungo “Sarkozy”, giusto per pescare di qua e di là.

Entrambi i capi di Stato sono immigrati o figli di immigrati. Entrambi guidano governi multietnici

Ma, si sa, l'America liberale, democratica e coraggiosa viene presa ad esempio soltanto in ciò che fa più comodo. Che poi, alla fine, tanto comodo non è. Mai. 


mercoledì 29 aprile 2009

ROBA DA NON CREDERE


Non dovrei guardare i siti dei giornali di prima mattina. Almeno non verrei a conoscenza così presto  di notizie così drammatiche. 

Oggi, poi, è un disastro

Dal Corriere.it apprendo nell'ordine che: c'è una 18enne che usa rivolgersi al premier chiamandolo “papi”. Pare anche che con lui canti canzoncine napoletane. Aaaarrrrgggggg...

Sasha Grey ha dichiarato di voler lasciare il mondo del porno. Doppio aaarrrrrrgggg...

Ferdi e Francesca, che di cognome fanno entrambi “Del Grande Fratello”, hanno sfidato le leggi della consanguineità e hanno fatto l'amore. É tutto vero, certificato da Alfonso Signorini.

Dopo tre simile botte, la mia giornata sarà inevitabilmente in salita.

Maledetto Internet.   


martedì 28 aprile 2009

BRIVIDO A 250 ALL'ORA

Lo ripeto, sarò anche tardoadolescenziale, ma questa è emozione allo stato puro.

sabato 28 marzo 2009

IL WRESTLER CHE C'E' IN TUTTI NOI


A me il film "The Wrestler" è piaciuto molto.

Mickey Rourke mi ha emozionato e commosso. 

Il motivo è semplice e tardoadolescenziale: mi sono lasciato convincere, volentieri, del fatto che il personaggio del film in realtà fosse lo stesso Rourke. 

Una convinzione che mi ha permesso non di vedere un film, ma una storia vera

Ma vera davvero, scusate il gioco di parole.

Che poi non sia così, non mi importa un gran che. 

Credo che sia più importante ciò che immaginiamo delle cose piuttosto di ciò che sono realmente. 

Del resto, se ci pensiamo bene, viviamo più la proiezione di ciò che ci circonda, della stessa realtà.

Grazie a dio. 

Per questo la "Sweet child o'mine" (versione live del '93) che il mio stereo sta pompando a tutto volume in questo momento è incredibilmente più bella

Saluti.  


domenica 22 marzo 2009

LA CRISI NON MI SPAVENTA, MA... 2


E' trascorso oltre un mese dal mio ultimo post. Ragionavo sulla crisi economica e vorrei restare sul tema. 

Dicevo, il 14 febbraio scorso, che la crisi non mi faceva paura. Che, comunque fosse andata, al limite si sarebbe trattato di "ricominciare", di "reinventarsi", di "ripartire". Lo dicevo in buona fede, con convinzione, sulla scia di un sostanziale ottimismo che mi era rimasto appiccicato da un incontro con Paolo De Santis, imprenditore comasco e presidente della Camera di Commercio. 

Un mese dopo, la percezione della crisi è rapidamente mutata. Sia in me, sia intorno a me. 

Un mese fa non avevo un amico, un conoscente stretto, un parente che fossero toccati dalla crisi. Nessuno di loro rischiava il posto o parlava di Cassa integrazione

Oggi non è più così. Senza contare le persone che iniziano ad essere in Cassa integrazione, vi racconto un fatto: il mio amico di infanzia, uno che ha sempre lavorato tanto e bene, da fine mese probabilmente resterà a casa. Non in Cassa, a casa. Chiuso, fine del cinema, stop. Un paio di anni fa, proprio in virtù delle sue capacità, era stato messo a fare l'amministratore delegato della nuova ditta che la casa madre in cui ha sempre lavorato aveva deciso di aprire. In due anni il fatturato è aumentato sensibilmente, il prodotto era buono e l'azienda prometteva soddisfazioni crescenti. 

Il 31 marzo, probabilmente, quell'azienda non ci sarà più.

Il mio amico ha due figli. Ha appena cambiato casa e ha un mutuo impegnativo da onorare. Il suo stipendio, del resto, glielo consentiva agevolmente. 

Toccherà reinventarsi anche a lui, si dirà. Ok, ma dove? Lui, la specializzazione l'ha fatta sul campo. Un settore relativamente di nicchia, tra l'altro. In quello è un mostro, ma non è un tuttologo. Che farà? Dove potrà reinventarsi, visto che la crisi è globale e la sua azienda chiude per quello, non per mali suoi?

Ecco che la crisi è diventata qualcosa di palpabile anche per me. Ha cambiato colore e assunto una forma inquietante. 

La parola d'ordine, però, è niente pessimismo. E, sinceramente, ancora non riesco ad essere pessimista. Mica potrà fermarsi tutto? Mica scomparirà il guadagno dalla faccia della terra? Si tornerà indietro di una decina d'anni, dicono i vari guru. Benissimo, anche 15 se volete. Sottoscrivo. 

Avevo 23 anni allora, non avevo strade spianate davanti a me e molta incertezza. Più di ora, direi. Eppure, qualcosa ho sempre combinato, grazie, soprattutto, all'aiuto degli altri. Oggi è giunto il momento, probabilmente, che sia io ad aiutare chi mi sta vicino e a restituire qualcosa.

E anche questa prospettiva mi dà ottimismo

sabato 14 febbraio 2009

LA CRISI NON MI SPAVENTA, MA...


Oggi devo ringraziare la Beretta caldaie se ho qualche minuto in più da dedicare a me stesso e, dunque, al mio blog. Spiego: mi sono svegliato con la casa gelata, causa guasto. Ora attendo il magico omino con la magica valigetta.
Quindici giorni di centrifuga veloce non hanno, comunque, influito sul mio umore, che resta alto. Il perchè l'ho spiegato un po' in questo post e in questo. Ieri ho intervistato Paolo De Santis, presidente della Camera di Commercio di Como. Chi compra L'Ordine in edicola può leggere. Parlare con lui, che è persona colta e ferrata, un misto ben calibrato di romanticismo e pragmatismo, mi ha fatto riflettere sul concetto di chance. Di opportunità, per parlare come mangio. 
In sintesi: siamo in crisi nera (che più nera non si può), ma non può finire tutto.
Il peggio che mi può capitare è che debba ricominciare in qualche modo, reinventandomi in qualche mondo. Il che, di per sé, non è una prospettiva negativa o sciagurata. 
Penso, però, a chi potrebbe trovarsi nelle mie condizioni e di anni ne ha magari 60, o 55. Cinque, dieci anni anni ancora prima della pensione, una vita a fare un tipo di lavoro e dover ripartire da zero, sempre che si abbia la fortuna di trovare un'alternativa.
Tutti gli sforzi di chi governa, della componente sindacale e delle imprese dovranno essere concentrati lì. E anche i nostri. 
"L'obiettivo primario è evitare il collasso ora" - diceva ieri De Santis - Ma non possiamo aspettare nella costruzione del futuro. Adesso. Si deve cominciare adesso". 
Ok, ma dobbiamo anche far sì che non nasca un esercito ci cinquanta-sessantenni disoccupati, poveri e depressi. Non è un'ipotesi così lontana. 
Cosa può fare ognuno di noi per evitare che ciò accada? Credo, ahimè, poco. Una delle soluzioni, già attuate in alcuni luoghi, è rinunciare a una quota di reddito per favorire l'abbassamento delle spese aziendali e, di conseguenza, mantenere il livello occupazionale. 
Ciascuno di noi, sul proprio posto di lavoro, può valutare se sia una strada percorribile. Non è detto, compatibilmente con le esigenze familiari o singole, che non sia una scelta proficua anche dal punto di vista della qualità della vita.
  

martedì 10 febbraio 2009

LA MIA CENTRIFUGA PREFERITA 2


Dalla centrifuga si esce...centrifugati.
Un po' asciutti, a volte stropicciati, sciupati. Ma sempre tonici, caldi e meglio di quando si è entrati. 
Generalmente, quel "meglio" ha un valore assoluto, nel senso che si è un po' migliori del giorno prima, quantomeno perché si è imparato qualcosa di nuovo. Che non dev'essere per forza qualcosa di positivo.
Nella centrifuga non sempre si riesce a scrivere ciò che si vorrebbe. A volte non è possibile, altre non si ha la capacità di farlo come si immagina. 
Capita di avere un'idea (il miracolo quotidiano) e poi di sprecarla scrivendola male, o sviluppandola non a sufficienza. 
Capita di fraintendere e di essere fraintesi, di avere fretta (questo succede spesso), di avere mille altre cose da fare e a cui pensare. Il cervello va a mille. Tutto ciò stanca, ma è vitale. 
La centrifuga della redazione anche oggi è stata così. 
Una bella tirata, ma, appunto, bella.
Chi non ci crede, può venire a vedere. La centrifuga è in via Rovelli, a Como, sede de L'Ordine.
Io giro dentro quel cestello. Basta suonare il campanello. Chiunque è il benvenuto.
 
 

giovedì 29 gennaio 2009

LA MIA CENTRIFUGA PREFERITA


Sono giornate in cui scrivo molto e leggo altrettanto. Lo faccio di mestiere, lo faccio volentieri. 
Mi restano, però, poco tempo e poca birra da dedicare il mio blog, che si è già un po' incazzato e c'ha pure ragione. 
Ecco perchè butto giù due cose prima di entrare nella centrifuga della redazione. Vorrei raccontare un po' del mio lavoro, che poi tanto lavoro non è. 
Comincio da una cosuccia piccola, ma significativa. 
Anche oggi mi sono svegliato, ho fatto colazione, ho dato un'occhiata alla posta e a Facebook e ho cominciato a pensare a cosa scrivere oggi su L'Ordine, il giornale in cui lavoro. 
Anche oggi so perfettamente che sarà una giornata dura: lunga e impegnativa. 
Lo so, ma la cosa non mi spaventa. Anzi. Non mi ha mai spaventato. Non mi sono mai, dico, mai, alzato un mattino pensando: "Oggi proprio non ho voglia". Mai.
Questa è la premessa del mio racconto. Che, se non mi impigrirò troppo, continuerò nei prossimi giorni.  

martedì 6 gennaio 2009

ANCHE L'EFFETTO SERRA SUBISCE LA CRISI


Azz...
Vuoi vedere che l'Avvocato aveva ragione? 

sabato 27 dicembre 2008

MA NON E' DOPING ANCHE QUESTO?


Premessa: di economia conosco un fico secco.

Dunque, sto facendo una gran fatica a comprendere le dinamiche di questa crisi mondiale.

L'idea rudimentale che mi sono fatto è un po' questa: nel mondo negli ultimi anni c'è stata una sovrapproduzione di beni. Beni che sono stati comprati per la maggior parte da una enorme quota di popolazione dal reddito medio e da una di popolazione dal reddito alto. In piccola parte anche da gente con reddito basso, che però non ha esitato a indebitarsi.

Lo scoppio della bolla finanziaria in America ha, in pratica, tolto, all'improvviso in propellente di questi consumi, partendo dall'alto e, a cascata, verso il basso. 

I consumi si sono arrestati sia tra chi in Borsa ha perso milioni, sia tra chi si è visto l'azienda passare in Cassa integrazione o, peggio, chiudere.


In questi mesi è iniziata una sorta di selezione naturale in cui solo le aziende più solide dal punto di vista produttivo (non finanziario) resteranno in vita.

Spietato, ma, in fondo, giusto. La mano invisibile, in questi casi, diventa una falce invisibile.


La domanda, però, è questa.

Se tutti i governi, nessuno escluso, aiutano le loro imprese, non si rischia di ritrovare le aziende a un livello di salute migliore, ma, ancora, artificialmente ottenuto?

Gli aiuti sono a tempo determinato per definizione. Quando i soldi finiranno, non ci sarà un'altra implosione?


Ora, qualsiasi persona che ha due nozioni in più di me di economia potrà darmi dell'ignorante e spiegarmi. 

Attendo fiducioso la mia umiliazione.

Grazie  

 

mercoledì 24 dicembre 2008

CONSIGLIO CONSULTIVO. EVVIVA LA DEMOCRAZIA


Davvero le parole non hanno più un senso. E lo dice uno che con le parole ci lavora. 

Apprendo dai siti che in Guinea, dopo le dimissioni (per morte) del capo dello Stato, il dittatore Lusana Contè, è stata sospesa la Costituzione, sono state bloccate le attività politiche e sindacali, è stato sciolto il governo

In sostanza, è in atto un colpo di Stato. 

La gente è "invitata" a restarsene in casa, girano soldati per le strade e queste belle cose qui che fanno tanto Natale.

Il potere da qualche ora è in mano a una giunta eversiva.

Come l'hanno chiamato 'sto organismo di golpisti? "Consiglio consultivo".

Consultivo?

Tipo che una passa e può chiedere un consiglio a lorsignori? 

O si intende che uno passa e, se gli viene in mente qualcosa di carino, può dare un consiglio ai militari?

Bah.

Consiglio consultivo.  

 

sabato 13 dicembre 2008

IL VALORE DELL'ESEMPIO

Per capire l'importanza di certi eventi basta dare un'occhiata alle biografie di chi vi partecipa. 

Nel convegno organizzato dal Coordinamento comasco per la pace sul tema "Liberté, fraternitè, legalità: non c'è pace senza diritto", sfilano persone che hanno un solo messaggio da portare: il loro esempio di vita.

E' gente, per capirci, che ha dato, e dà, la vita per uno scopo: la legalità

E' un concetto un po' desueto, è vero. Passato di moda. Essere semplicemente persone oneste oggi equivale ad essere dei fessi. Velleitari. Persino un po' sciocchi. Spero di restare sciocco e fuori moda a vita.

Diffido per natura da certe manifestazioni che, spesso, alla fine, si esauriscono nel loro colore, perché non riescono a penetrare nel tessuto sociale che gli sta intorno.

Sì, ma è colpa del tessuto sociale, dirà qualcuno, mica delle manifestazioni multicolor. E' vero soltanto in parte, perché di seminare in un campo fertile son buoni tutti. E' dove la terra è arida che si vede il contadino esperto.

In questo caso, il convegno di scena anche oggi e domani all'ex cinema Gloria di Como semina in una sorta di deserto. 

Ma il seme è buono. Basta vedere chi c'è per capirlo. 

C'è gente che tutti i giorni rischia di non vedere tramontare il sole a causa di ciò in cui crede. Non è una frase romantica questa. Nessun effetto speciale, è la verità

Quanto basta per portare rispetto, senza se e senza ma, come direbbe qualcuno.

E per dare un sostegno a gente che viene a mostrarci qualcosa che, probabilmente, non conosciamo.   


sabato 6 dicembre 2008

QUELLA FIEREZZA DI CUI FAREMMO VOLENTIERI A MENO


Non mi importa se sotto ci sia la Camorra.

Se sia un corrotto, tecnicamente parlando.

Se abbia lucrato su quella schifezza di rifiuti oppure se sia stato soltanto un amministratore incapace.

Non mi importa proprio nulla di tutto ciò.

Antonio Bassolino deve andarsene.

Non solo dalla poltrona di Presidente della Ragione Campania. Ma anche dal Pd.

Lui tiene duro, ma di simili dimostrazioni di fierezza e di attaccamento alle "istituzioni" farei volentieri a meno.

E, in tutto ciò, la cosa che mi lascia più perplesso è vedere l'impotenza di Veltroni, che non riesce a farlo dimettere, e non lo caccia nemmeno dal partito.

Un'impotenza che puzza di bruciato.

Anzi, di immondizia.

lunedì 1 dicembre 2008

MAQUALISONOLENOTIZIE... 1000

Da settimane su L'Ordine, quotidiano presso cui lavoro e su La Provincia è in atto una "campagna trasparenza" che sta portando alla luce una serie di attività private dei nostri pubblici amministratori, dal sindaco in giù. Tutte attività , fino a prova contraria, lecite e legittime.
La pubblicazione di queste notizie, però, ha generato un bel polverone.
E fioccano le prime richieste di dimissioni (La Provincia di oggi).
Segno che forse era giusto scriverle certe cose.
O no?

domenica 16 novembre 2008

NON LO SO... SE STO QUI... O SE RITORNO...



Colline verdi, con le prime e tardive pennellate d'autunno. Cielo azzurro. Sole tiepido. 
Aria tersa, frizzante. 
Ristorantino in campagna. Cibo squisito. Calore e rilassatezza familiari. 
Bologna.
Poi la strada. Le chiacchiere. I pensieri.
Ok, domani si ricomincia. 
Ma carichi.

PERCHE' OLINDO E ROSA CI HANNO STUFATO


QUELLO CHE SEGUE E' UN ARTICOLO CHE HO SCRITTO PER L'ORDINE (QUOTIDIANO PRESSO CUI LAVORO) UN PAIO DI GIORNI FA. MI SEMBRAVA UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE CHE POTESSE STARE TRANQUILLAMENTE ANCHE QUI.
PERCIO' L'HO COPIAINCOLLATO.


I tecnici di Rai Tre ieri hanno piazzato le telecamere, i mixer audio e quelli della regia. I cavi sono stati tirati e oggi verranno portati e installati i mega schermi. Nell’atrio del Palazzo di Giustizia le transenne da qualche giorno indicano i due percorsi: da una parte avvocati, magistrati e giornalisti, dall’altra il pubblico, che non è pagante, ma ci è mancato poco. Gli accrediti delle testate media si sono moltiplicati. Richieste di ogni genere sono arrivate alla Corte di Assise di Como, compresa quella, accordata, di trasmettere requisitoria e arringa in diretta tv. In Tribunale da giorni non si parla d’altro e c’è da giurare che anche il personale, giudici e piemme compresi, non vorranno perdersi lo spettacolo. Fuori, la viabilità intorno al Tribunale verrà nuovamente invertita. Viale Battisti, sotto le mura della città, diventerà un grande parcheggio per i furgoni con la parabola sul tetto e le auto dei giornalisti in arrivo da tutta Italia. Decine di pagine di giornale, compresa questa, e di servizi televisivi sono stati proposti negli ultimi giorni. Un aperitivo, per far venire l’acquolina in bocca. Olindo e Rosa ritornano, il circo riapre. Ci viene dal cuore: che palle. Non se ne può più di quei due. Delle loro lettere di innamorati, delle loro abitudini in carcere, dei loro difensori, della strage, che ancora fa male a pensarci, di tutto quel sangue, quel dolore, quell’ansia. Sono passati quasi due anni dal fattaccio. Sembra un giorno e, nel contempo, un’eternità. In mezzo, un miliardo di sensazioni. Proviamo a recuperarle e ci restano soltanto immagini televisive. Chi scrive ha persino parlato con Olindo Romano una volta, prima che lo arrestassero, eppure, addosso mi è rimasto soltanto ciò che la tivù ha voluto restituirmi. Parlo di quei giorni macabri e freddi, sulle strade tra Erba e Merone, e delle ore passate in quello strano limbo dell’aula di Assise in cui tutto è venuto male, deformato dall’orribile lente mediatica, che, alla fine, ha modificato radicalmente il corso degli eventi. Senza quella prevedibile lente, il dibattimento nemmeno sarebbe andato in scena. Nessuna attenzione, nessuna perversione sadomasochistico mediatica e due riti abbreviati in Udienza preliminare. Era la strada segnata, non lo diciamo noi. L’hanno detto gli stessi imputati, fino a un certo punto. Basta leggere la cosiddetta “Bibbia di Olindo”, il testo sacro su cui il netturbino ha annotato una mole immensa di sensazioni personali, per rendersi conto che nei primi mesi successivi alla confessione, quando ancora l’avvocato difensore era Pietro Troiano da Capiago Intimiano, il presunto carnefice aspettava con rassegnazione una condanna che gli sembrava inevitabile, mostrando anche una sorta di pentimento per quanto commesso. La svolta è avvenuta con l’ingaggio del collegio difensivo tutt’ora in carica, il trio Pacia-Schembri-Bordeaux. Da lì in avanti, parliamo dell’estate 2007, tutto è cambiato. Fino alla drastica inversione di rotta e la decisione di ritrattare tutto, in favore di telecamera, ovviamente. Il processo della strage di Erba da quel momento è entrato nelle case degli italiani. A tutte le ore: mattino, pomeriggio e sera. Una cura massiccia per gli affetti da carenza di orrore. Testimonianze di superstiti, descrizioni dettagliate su ferite che nemmeno nei peggiori film horror si vedono, colpi di scena, o presunti tali, per dare, quasi in tempo reale e, a volte, persino in anticipo sul verificarsi dei fatti, una visione di quanto stesse accadendo.Tutto veloce, ritmato, televisivo, accattivante. In un sistema che di accattivante ha proprio nulla, perché lì c’è stato soltanto male. Il Male. Ma è la tv, bellezza. Nessuna concessione alla riflessione, e non parlatemi del silenzio. Tutto regolarmente e sistematicamente sdoppiato, lungo un doppio binario che da una parte ha visto quasi sparire il processo reale, quello fatto di parti, giudici e Codice, schiacciato e sbriciolato da quello mediatico, lanciato dai balconi dei media, lo ripetiamo, noi compresi, e dato in pasto a una folla inspiegabilmente, o forse nemmeno tanto, affamata e bramosa di sangue. Come se trovarsi in mazzo a tutto quel male, a tutto quell’odio potesse, in qualche modo, lenire il dolore di ognuno di noi, facendolo sembrare un’inezia in quel mare negativo e colloso, capace di offrire, drammaticamente e paradossalmente, speranza e conforto a tutti coloro che potevano finalmente dire e dirsi: ebbene, c’è qualcuno peggiore di me. Ma non andiamo nel sociologico o nello psicologico, non ne abbiamo gli strumenti. Limitiamoci ad osservare. A prendere atto. Di fatto c’è una distorsione palese, registrabile seguendo con attenzione il processo e ciò che di esso è trapelato. Nulla di casuale, tutto esattamente calcolato e voluto. Persino preteso. Ecco allora le invettive dei difensori verso chi non seguiva il copione, o meglio, la scaletta del programma. Ecco, ad esempio, la minaccia di querela, con l’anatema di Enzo Pacia nei confronti de L’Ordine, appena da queste pagine è stato chiesto all’avvocato, a voce alta e chiaramente, di non romperci più con le sue storiacce di una coppia di presunti massacratori di donne e bambini. Perchè sono presunti, noi non lo dimentichiamo. Ma non dimentichiamo nemmeno di cosa sono accusati. Di fiumi di sangue. Sangue innocente.La sospensione del processo, dal maggio scorso a lunedì, quando riprenderà con la requisitoria del pm Massimo Astori, ha permesso a tutti noi, che di quel sangue eravamo rimasti intrisi, di riprendere fiato. Uscire dall’apnea e schiarirci la vista. Abbiamo visto meglio, come sempre avviene se per mettere a fuoco ci si allontana un po’ dall’obiettivo. Abbiamo visto qualcosa che non ha funzionato e non può funzionare. La cronaca è anche il nostro mestiere. Campiamo di quello. Eppure, i conti non tornano. Tutto troppo. Tutto, da ogni parte. C’è un corto circuito evidente, in una sfera, come quella giudiziaria, che proprio perché in difficoltà per conto proprio, dovrebbe meritare maggiore rispetto, maggiore tutela. Dicono che il Presidente della Corte d’Assise, prima dell’inizio del processo, nel gennaio scorso, dovette passare giornate intere a pensare a questioni organizzative. Il pubblico, le telecamere, il personale, gli spazi, le sedie. Persino i parcheggi. A tutto, insomma, fuorché al processo, che poi è il suo lavoro. Una distorsione in termini. Poi, il fiume di notizie, di commenti, di pareri, di opinioni e di polemiche. E spazio allo sport più praticato del nostro Paese, il tifo. Perché, alla fine, tutto è finito sul quel piano. Telegiornali e trasmissioni sono diventate enormi moviole in cui ognuno di noi ha potuto dire se fosse rigore oppure no. Parlando, però, non di Del Piero, ma di dinamiche criminose mai viste, di ferite inenarrabili, di questioni talmente delicate che persino gli stessi investigatori, gli stessi avvocati, gli stessi giudici, hanno incontrato, incontreranno enormi difficoltà. E  invece tutti giù, a dire la loro. A prendere parte e a tifare, appunto. Quasi tutti contro la coppia di Erba, ovviamente. Ma poco importa. Il fatto è che il copione ha prevalso sul processo. Volete sapere cosa diranno i difensori nell’arringa finale? Non fate la fatica di venire in aula. Perché qualcuno, su un libro uscito qualche mese fa, l’ha già scritto a chiare lettere. Basta leggere là. E il gioco, scusate il termine, è fatto.