mercoledì 28 maggio 2008

GIORNALISTI FICCANASO


Dal secondo Dopoguerra ad oggi il ruolo dei media nelle vicende legate ai sequestri di persona è cresciuto esponenzialmente.

È cresciuto sia il loro ruolo passivo: di cronaca, di racconto (un racconto che è andato via via modificandosi, avvicinandosi sempre più alla fiction), sia il ruolo attivo, con giornali, Internet, ma, soprattutto le televisioni nella veste di veri e propri mediatori tra le Forze dell’ordine, le istituzioni e i terroristi o i sequestratori.

I sequestratori hanno sempre più spesso e sempre più pesantemente utilizzato giornali e tv quali strumenti stessi del sequestro.

Il motivo è semplice: gli obiettivi del sequestro non sono soltanto l’eventuale riscatto in denaro o lo scambio di prigionieri, ma anche la diffusione di un sentimento di insicurezza, se non di vero e proprio terrore. I media, evidentemente, sono i migliori strumenti per questa diffusione.

Ecco perché siamo arrivati ai casi eclatanti e più terrificanti delle decapitazioni di ostaggi riprese con telecamere amatoriali e inviate alle redazioni dei tg che, in alcuni casi, le hanno mandate in onda.

Il ruolo dei media, dicevamo, è cambiato anche rispetto alla cronaca dei sequestri.
Da modalità relativamente sobrie siamo giunti a presenze sempre più invasive e attive da parte dei giornalisti sulle scene dei sequestri. Gli esempi di questa crescente presenza si sprecano, basti pensare a certe azioni dei reparti speciali riprese in diretta tv, o alle pagine angoscianti che i quotidiani hanno dedicato al tragico sequestro del piccolo Tommy, nel Parmense, in cui la vita dei suoi genitori è stata letteralmente rovesciata in mondovisione come un calzino.

Si pone, è chiaro, un problema deontologico per i giornalisti, ma anche per le istituzioni che trattano queste vicende.
La ricerca, insomma, di un equilibrio tra il diritto e dovere di cronaca e la riservatezza delle indagini, senza dimenticare il rispetto per il dolore dei familiari del rapito, non è cosa semplice.

Proviamo a sintetizzare possibili vantaggi e svantaggi derivanti dalla presenza massiccia dei media all’interno delle dinamiche di un sequestro.


Vantaggi.

  1. La pubblica opinione dispone di un resoconto puntuale di quanto accade e non accade.
    Eventuali testimoni di fatti o circostanze possono, in seguito alla conoscenza di alcune notizie, essere utili alle indagini.
  2. La sensazione di insicurezza diffusa può essere attenuata dalla percezione di conoscenza dei fatti.
  3. La conoscenza dei fatti aiuta il cittadino ad avere una cognizione più profonda del mondo che lo circonda, a partire da quello più vicino.
  4. Una sorta di coscienza civica migliore può scaturire da fatti drammatici messi a conoscenza di tutti.
  5. L’attività di inchiesta giornalistica può, in alcuni casi, coadiuvare o aiutare in qualche modo le indagini delle Forze dell’ordine.


    Svantaggi.
  1. La pubblica opinione non capisce, per sommarietà dell’informazione, esattamente il problema contingente e tende a farsi idee sbagliate.
  2. Casi di mitomania possono essere generati dalla forte presenza dell’evento sequestro sui media.
  3. La sensazione di insicurezza può aumentare a causa della sovraesposizione dell’evento e causare fenomeni di panico.
  4. La cognizione del cittadino può risultare fuorviata ed eccessivamente allarmata. La coscienza civica si può deteriorare fino a trascendere in sentimenti omofobi o razzisti.
  5. L’attività di inchiesta giornalistica, ma anche di mera documentazione rischia di intralciare le indagini giudiziarie.
  6. Infine, ma non meno importante, la vetrina offerta dai media ai sequestratori è utile in quanto tale proprio ai sequestratori.

Una ricetta perfetta per equilibrare vantaggi e svantaggi non c’è.
C’è chi, però, si è interrogato all’interno della categoria giornalistica, arrivando a definire veri e propri codici deontologici a cui riferirsi in casi di crisi acute: sequestri, calamità, emergenze di criminalità.

L’utilizzo di toni sempre più sobri, di tecniche sempre meno invasive, una collaborazione più stretta e trasparente con le istituzioni, il rispetto in primis per le famiglie coinvolte negli eventi, estrema discrezione nei movimenti e nella presenza di giornalisti e telecamere: queste sono alcune delle indicazioni che la categoria sta cercando faticosamente di darsi.

Due esempi fulgidi in tal senso sono l'inglese BBC e l’americana PBS (Public Broadcasting Service).

La BBC ha realizzato un vero e proprio codice con una serie di linee guida contenute nell’Editorial Guidelines. Si tratta di 225 pagine, ormai famose con il nome di Bibbia della BBC che vengono consegnate, pensate, non solo ai giornalisti dipendenti, ma anche ad ogni collaboratore della rete televisiva.

La PBS, analogamente, dagli anni '70 ad oggi, aggiorna costantemente le proprie Edotorial standards and policies. Anche qui siamo di fronte a una serie di regole deontologiche invalicabili per chi collabora con quel network. Tra queste vi è anche la voce “Unacceptable Production Practice” che prevede, in presenza di eventi di crisi, quale può essere ad esempio un sequestro di persona, nel caso si delineasse una situazione in cui le telecamere possano in qualche modo influire sullo stato delle cose, il ritiro immediato delle troupe.

Evenienza che, potrete immaginarlo, in Italia è ben lontana anche dall’essere soltanto ipotizzata.

1 commenti:

Tenebrae ha detto...

credo che alla base di tutto ci sia la necessità di vendere l'informazione... si propone tutto quello che fa clamore, e che alla gente, diciamolo, piace...

e se in italia va forte questa tendenza (e probabilmente si rafforzerà in futuro) si vede che il popolo è questo che vuole...

spesso si parla di deontologia, ma cosa dovrebbe riflettere, se non l'etica popolare? e la gente vuole clamore, vuole entrare a vedere il sequestrato legato e imbavagliato, vuole vedere il cadavere, vuole qualcosa di forte

basti pensare alle code che si formano davanti a un'incidente per strada.... forse è un generale feticismo dilagante...

quando si parla di informazione spazzatura, io questo penso: i giornali forniscono quello che la gente vuole comprare... e la televisione riflette lo stesso atteggiamento: mille cloni di grande fratello, amici e talk show vari... ma se la gente amasse di più i documentari, verrebbero trasmessi quelli, piuttosto che la 150esima edizione di buona domenica...

e i media cavalcano quest'onda spingendo il sensazionalismo, e così si entra in un ciclo infinito... a volte vedo titoli sui giornali volutamente scandalistici (specie in ambito gossip o cronaca nera) lasciandoti intendere qualcosa che poi non è quella dell'articolo

di fronte a questa prospettiva, le parole come "diritto di informazione" hanno pochissimo valore...

ma scusami, il commento sta diventando troppo lungo e credo di essere andato anche fuori tema... e tutto quello che ho scritto, va da sè, è mia opinione personale...

io ho risolto così: non ho la televisione a casa e non leggo i giornali (nè cartacei nè online)... leggo qualcosa come 30-40 blog di informazione, per farmi un'idea a 360 gradi di quello che è successo sentendo tante opinioni diverse e che non hanno tanta necessità di vendere