giovedì 29 maggio 2008

QUALITA' A PERDERE


Ieri sera, grazie a Vanessa, mi sono trovato per la prima volta al cospetto dei Sulutumana: un gruppo folk comasco di cui conoscevo l’esistenza, ma che avevo sempre accuratamente evitato, tradito da un pregiudizio stupido che aveva dipinto in me una loro immagine completamente sbagliata.
Per me i Sultumana erano sempre stati una sorta di emuli di Van De Sfroos in salsa canzese (da Canzo, il piccolo paese d’origine del gruppo).
Qualcosa, per usare le parole dello scrittore Andrea Vitali, loro sodale da qualche anno, dal sapore di “casseula e di polenta”, di “galina fregia” e di dialetto a tutti costi.
Nulla di tutto ciò.
Ora sto ascoltando il loro ultimo album: “Arimo”: parole e musiche di rari intensità e fascino.
Mi chiedo: com’è che se accendo la radio mi tocca sentire venti volte al giorno Fabri Fibra (che a me piace parecchio, tra l’altro) e dei Sulutumana nemmeno l’ombra? Mai.
“È il marketing, bellezza. Non puoi farci niente”.
Questa è la risposta che loro stessi mi hanno dato ieri sera.

2 commenti:

pmor ha detto...

caro Miglia, ma non potevi chiedere a me? certo che sono fantastici...io mi sono sempre divertito tantissimo ai loro concerti..è da molto che non li seguo, però, e non ho ancora ascoltato l'ultimo cd: rimedierò quanto prima!

Il MIGLIA ha detto...

Caro Pol, come Luisa sa benone, io sono un cavernicolo nel mondo della musica. Scopro cose che per voi umani sono scontate e per me piccoli prodigi...