Premessa: di economia conosco un fico secco.
Dunque, sto facendo una gran fatica a comprendere le dinamiche di questa crisi mondiale.
L'idea rudimentale che mi sono fatto è un po' questa: nel mondo negli ultimi anni c'è stata una sovrapproduzione di beni. Beni che sono stati comprati per la maggior parte da una enorme quota di popolazione dal reddito medio e da una di popolazione dal reddito alto. In piccola parte anche da gente con reddito basso, che però non ha esitato a indebitarsi.
Lo scoppio della bolla finanziaria in America ha, in pratica, tolto, all'improvviso in propellente di questi consumi, partendo dall'alto e, a cascata, verso il basso.
I consumi si sono arrestati sia tra chi in Borsa ha perso milioni, sia tra chi si è visto l'azienda passare in Cassa integrazione o, peggio, chiudere.
In questi mesi è iniziata una sorta di selezione naturale in cui solo le aziende più solide dal punto di vista produttivo (non finanziario) resteranno in vita.
Spietato, ma, in fondo, giusto. La mano invisibile, in questi casi, diventa una falce invisibile.
La domanda, però, è questa.
Se tutti i governi, nessuno escluso, aiutano le loro imprese, non si rischia di ritrovare le aziende a un livello di salute migliore, ma, ancora, artificialmente ottenuto?
Gli aiuti sono a tempo determinato per definizione. Quando i soldi finiranno, non ci sarà un'altra implosione?
Ora, qualsiasi persona che ha due nozioni in più di me di economia potrà darmi dell'ignorante e spiegarmi.
Attendo fiducioso la mia umiliazione.
Grazie





5 commenti:
Caro Mauro, io porrei la domanda in un secondo piano di analisi:
Se tutti i governi, nessuno escluso, aiutano le loro grandi imprese non si rischia, per quelle nazioni che hanno una situazione economia non tanto solida, un ulteriore indebitamento statale che inevitabilmente porterà ad una stretta ancora più incessante verso imprese e privati con una pesante ricaduta su i servizi pubblici?
La selezione naturale, come la intendi tu verso le imprese, potrebbe essere una sorta di ritorno a quelle che erano le strutture solide fatte di muscoli e non di grasso della nostra economia, ma sarà un percorso lungo e tortuoso.
Ora, terminate le feste, da gennaio a giugno saranno i 6 mesi del manifestarsi della reale crisi non più solo finanziaria, c'è chi si azzarda a prevedere che i privati, abituati a livello di consumi elevati, porteranno in crisi il mercato delle carte di credito, ma sono solo azzardi e pronostici che valgono come un due di picche.
Si vedrà tutto nei prossimi mesi, se intanto di vuoi leggere post interessanti in merito ti propongo il Blog di Dany
http://www.cyberdany.com/blog/
Frenz,
sempre prezioso.
Grazie
Gli aiuti finora sono stati soprattutto per gli istituti finanziari per non creare un effetto 'sfiducia totale' che avrebbe potuto riportare la gestione finanziaria all'età della pietra. Anche io sono per la selezione della specie, ma il pericolo in questo caso è che si andasse verso l'estinzione.
Io mi domando: ma se i governi e gli stati si indebitano per far fronte a questa crisi e per rifinanziarsi continuano ad emettere titoli, saranno poi in grado di onorare gli impegni presi con i risparmiatori che hanno investito sugli stati? Per fare ciò non saranno costretti ad aumentare la pressione fiscale o ridurre i servizi offerti ai cittadini? A questo punto il guadagno, minimo, dato dai titoli di stato non verrà vanificato? Anch'io sono a digiuno di grandi teorie finanziarie, per me vale la "teoria del cassetto": tanto entra tanto, deve uscire e con questo devo fare i conti.
In economia il concetto di meccanismo di selezione naturale della specie non ha la valenza positiva che alcuni ostentano per un semplice motivo, …in natura, come in economia, esiste una sola regola non scritta: sopravvive il più “forte”, non il “migliore”.
In altri termini, nell’economia reale, tra due marchi che competono sullo stesso mercato vince quello che riesce produrre a costi più bassi, per esempio terziarizzando una parte o tutta la produzione in paesi dove le regole del lavoro sono meno rigide ed è più facile sottopagare gli operai, oppure dove costa meno smaltire i residui delle lavorazioni perché la normativa ambientale è più tollerante.
Anche spostare la sede legale in un paradiso fiscale può essere una buona leva competitiva…
Questo, ovviamente, senza violare le regole degli Stati ma solo sfruttando il liberismo sfrenato che caratterizza le nostre economie globali e utilizzando in modo poco etico le risorse umane e ambientali la dove è permesso.
Se poi manca il controllo sul rispetto delle regole scritte, condizione assai frequente anche nel nostro paese, allora le cose possono solo peggiorare, perché qualunque bassezza è possibile per diventare leader di settore sfruttando l’occasione innescata da una crisi.
Quando gli spazi operativi si riducono molti imprenditori scelgono di uscire dalle regole, per esempio assumendo lavoratori in nero, oppure ignorando la normativa sulla sicurezza, o ancora organizzando truffe ai danni dei consumatori. Se nessuno li intercetta e li ferma, le aziende corrette che competono sullo stesso mercato in una condizione di recessione sono condannate a soccombere.
Lo stato quindi non deve aiutare le imprese, deve invece aiutare se stesso mantenendo o potenziando il livello dei servizi che mette a disposizione del sistema paese.
…sulla natura e l’origine degli aiuti: l'emissione dei Titoli di Stato viene effettuata a fronte di prestiti in denaro che i Ministeri del Tesoro chiedono alle rispettive Banche Centrali …e questo avviene ovunque nel mondo.
Ogni Stato, di conseguenza, è debitore verso le rispettive Banche Centrali per il complessivo monetario erogato in titoli in termini di capitale + interesse: soldi che servono per il funzionamento del paese e che lo Stato riesce a ripagare, solo in parte, utilizzando le entrate fiscali.
Infatti la cronica mancata restituzione del debito è certificata dalla crescita più o meno costante del debito pubblico nel medio-lungo periodo.
Ora la domanda che sorge spontanea è: ma chi è quel “pirla” (mi scuso per il termine) che continua a prestare soldi sapendo che il debito relativo non verrà mai onorato?
E perchè fa una cosa tanto stupida?
La risposta alla prima domanda è quasi grottesca: la proprietà delle Banche Centrali, che sono tutte banche private, è nelle mani dei maggiori istituti finanziari e assicurativi dei rispettivi paesi.
Ma come? …le protagoniste più colpite e sofferenti dell'attuale crisi finanziaria, le destinatarie degli aiuti economici e dei piani di salvataggio attuati o garantiti da molti dei governi del mondo, sono contemporaneamente le creditrici di quella enorme mole di denaro che costituisce il Debito Pubblico parte del quale servirà proprio a finanziare il loro stesso salvataggio?
Qualcosa non torna ...
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