sabato 14 febbraio 2009

LA CRISI NON MI SPAVENTA, MA...


Oggi devo ringraziare la Beretta caldaie se ho qualche minuto in più da dedicare a me stesso e, dunque, al mio blog. Spiego: mi sono svegliato con la casa gelata, causa guasto. Ora attendo il magico omino con la magica valigetta.
Quindici giorni di centrifuga veloce non hanno, comunque, influito sul mio umore, che resta alto. Il perchè l'ho spiegato un po' in questo post e in questo. Ieri ho intervistato Paolo De Santis, presidente della Camera di Commercio di Como. Chi compra L'Ordine in edicola può leggere. Parlare con lui, che è persona colta e ferrata, un misto ben calibrato di romanticismo e pragmatismo, mi ha fatto riflettere sul concetto di chance. Di opportunità, per parlare come mangio. 
In sintesi: siamo in crisi nera (che più nera non si può), ma non può finire tutto.
Il peggio che mi può capitare è che debba ricominciare in qualche modo, reinventandomi in qualche mondo. Il che, di per sé, non è una prospettiva negativa o sciagurata. 
Penso, però, a chi potrebbe trovarsi nelle mie condizioni e di anni ne ha magari 60, o 55. Cinque, dieci anni anni ancora prima della pensione, una vita a fare un tipo di lavoro e dover ripartire da zero, sempre che si abbia la fortuna di trovare un'alternativa.
Tutti gli sforzi di chi governa, della componente sindacale e delle imprese dovranno essere concentrati lì. E anche i nostri. 
"L'obiettivo primario è evitare il collasso ora" - diceva ieri De Santis - Ma non possiamo aspettare nella costruzione del futuro. Adesso. Si deve cominciare adesso". 
Ok, ma dobbiamo anche far sì che non nasca un esercito ci cinquanta-sessantenni disoccupati, poveri e depressi. Non è un'ipotesi così lontana. 
Cosa può fare ognuno di noi per evitare che ciò accada? Credo, ahimè, poco. Una delle soluzioni, già attuate in alcuni luoghi, è rinunciare a una quota di reddito per favorire l'abbassamento delle spese aziendali e, di conseguenza, mantenere il livello occupazionale. 
Ciascuno di noi, sul proprio posto di lavoro, può valutare se sia una strada percorribile. Non è detto, compatibilmente con le esigenze familiari o singole, che non sia una scelta proficua anche dal punto di vista della qualità della vita.
  

1 commenti:

Clanity184 ha detto...

Caro Mauro,
sembra proprio che la crisi, pur non avendo scalfito il tuo umore, abbia incontestabilmente attirato la tua attenzione.
Quando gli industriali scrivono lettere come quelle apparse di recente sulla stampa locale è difficile evitare di raddrizzare le orecchie, annusando l'aria che tira. Mi compiaccio, molti tuoi colleghi inneggiano stoicamente ad un cauto ottimismo.
Confidando nell'ipotesi che tu sia un appassionato lettore, mi permetto di proporti un testo adatto a dare nomi e cognomi a questa crisi: "Shock economy" scritto dalla giornalista canadese Naomi Klein ancora nel 2007 quando nulla di ciò che vediamo ora era nemmeno lontanamente immaginabile. Io che di mestiere cerco di fare l'imprenditore l'ho trovato illuminante.
Cosa fare per risollevarci?
E' presto per parlarne e per crucciarsi, ...dobbiamo cadere ancora un po' acquistando possibilmente velocità. Più dura sarà la botta, migliore sarà l'effetto di stordimento e di smarrimento che si potrà ottenere.